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La stessa luna, due sguardi: Su Shi e Leopardi


22 September 2026 | By itadmin | SISU

La luna accompagna l’umanità da migliaia di anni. Illumina la notte, segna il passare del tempo e ispira racconti, leggende, dipinti e poesie. In molte culture è diventata un simbolo importante.

 

In Cina, la luna ha un posto speciale nella poesia. Poeti famosi come Li Bai 李白 e Du Fu 杜甫 hanno scritto poesie sulla luna. Anche in Italia molti poeti hanno parlato della luna. Tra questi, c’è Giacomo Leopardi, uno dei più importanti poeti italiani dell’Ottocento.

 

Per la Festa di Metà Autunno, possiamo mettere a confronto due poesie molto famose: 《水调歌头·明月几时有》di Su Shi 苏轼Alla luna di Giacomo Leopardi.

 

Su Shi: la luna unisce le persone

Su Shi scrisse questa poesia nel 1076, durante la Festa di Metà Autunno. In quel periodo era lontano dall’amato fratello.

Guardando la luna piena, Su Shi pensa alla sua famiglia e alla distanza che li separa:

 

 

明月几时有?把酒问青天。

“Quando è apparsa la chiara luna?

Alzo il bicchiere e lo chiedo al ciel lucente.”

 

 

Il poeta sa che nella vita ci sono momenti felici e momenti tristi, incontri e separazioni. Anche la luna cambia: a volte è piena, a volte no.

 

 

人有悲欢离合,月有阴晴圆缺,

此事古难全。

“Come gli uomini hanno gioie e dolori, incontri e addii

così la luna si oscura, risplende, ora è piena, ora è calante.

Da sempre, nulla può essere perfetto.”

 

 

Alla fine, però, Su Shi trova un motivo per essere felice:

 

 

但愿人长久,千里共婵娟。

“Possano i nostri cari vivere a lungo,

e, anche a mille li di distanza, condividere la bellezza della stessa luna.”

 

 

Il fratello è lontano, ma i due possono guardare la stessa luna. La luna diventa così un ponte tra persone lontane.

 

 

 

Leopardi: la luna unisce presente e passato 

Nel 1819, molti secoli dopo Su Shi, Leopardi scrisse Alla luna. Anche lui guarda la luna e le parla.

 

O graziosa luna, io mi rammento

che, or volge l’anno, sovra questo colle

io venia pien d’angoscia a rimirarti.

 

Leopardi ricorda (‘mi rammento’) una notte di un anno prima (‘or volge l’anno’), quando era già venuto nello stesso luogo (‘sovra questo colle / io venia’) a guardare la luna (‘a rimirarti’) con il cuore pieno di dolore (‘pien d’angoscia’). La luna è la stessa, ma lui è cambiato.

 

Guardando la luna, Leopardi ricorda il passato e riflette sul suo diverso stato d’animo:

 

E pur mi giova

la ricordanza, e il noverar l’etate

del mio dolore.

 

Il ricordo di un momento doloroso diventa sorprendentemente un momento di conforto e consolazione (‘mi giova’). Per Leopardi, la luna è un ponte tra momenti diversi della vita: la luna collega il presente del poeta al suo passato e gli permette di riconoscere il cambiamento avvenuto nel tempo.

 

 

 

La stessa luna, due significati

Su Shi e Leopardi guardano la stessa luna, ma pensano a cose diverse.

Per Su Shi, la luna permette di sentirsi vicino alle persone amate anche quando sono lontane. Per Leopardi, permette di tornare con la memoria a un momento del passato e confrontarlo con il presente.

Ma c’è qualcosa che unisce i due poeti: davanti alla luna, il poeta non guarda soltanto il cielo; guarda dentro di sé.

La natura diventa così uno specchio dell’esperienza umana. La luna può parlare di separazione, di amore, di memoria, di tempo e di cambiamento.

 

 

 

E la luna può farci fare anche altre domande…

Leopardi parla ancora alla luna in un’altra poesia famosa, Canto notturno di un pastore errante dell’Asia:

 

 

Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,

silenziosa luna?

 

 

Questa volta il poeta non parla solo di famiglia, dolore o ricordi. Fa domande molto più grandi: perché viviamo? Perché soffriamo? Qual è il senso della vita?

 

 

Se volete scoprire le domande e le risposte di Leopardi, potete continuare la lettura del Canto notturno.

La luna è sempre la stessa, ma ogni poeta può guardarla in modo diverso.

Forse è proprio per questo che, da migliaia di anni, continua a ispirare la poesia e l’arte.

 

 

 

 

月下花前且把杯——中秋宴饮之《月下把杯图》-艺术新闻-中国书画家网

马原 Ma Yuan,《月下把杯图》Bere al chiaro di luna, epoca Song

 

 

 

Mario Reviglione, Notturno metafisico (Alassio), 1912

 

 

 

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